Intervista a Fulvio Creux,
1. Come si è avvicinato al mondo della Banda?
Ho iniziato a 12 anni suonando il clarinetto nella banda del paese, invogliato dal fatto che con la banda…… si facevano sempre belle feste!
Poi cominciai a studiare pianoforte e composizione fino a che il Maestro della Banda lasciò l’incarico; io, nel paese, la persona con la massima preparazione musicale e fui prescelto come direttore, mi pare nel 1976/7 o 1978.
Fu per me spontaneo cercare di far suonare subito “al meglio” la banda, eliminando per prima cosa il “grilletto pieno di vino” che girava per bere durante le prove; queste cose comportarono non poche difficoltà: i più anziani lasciarono il loro posto, ma furono sostituiti dai giovani che cominciavano a formarsi nei “Corsi di orientamento musicale di tipo bandistico”; oggi la banda di Pont St. Martin conta su una ottantina di elementi ed una quarantina di diplomati; tra l’altro dalla scuola valdostana nata in seguito alle nuove idee di quegli anni sono usciti un buon numero di esecutori, specie ottoni, che oggi stanno nelle principali orchestre italiane.
2. Ritiene che le bande militari oggi rappresentino un punto di riferimento per le numerose realtà bandistiche italiane?
La mentalità regnante nelle Bande Militari quella che le “bande di paese” (o “bandarelle”) sono di livello basso perché formate da dilettanti, mentre loro sono bravi perché “professionisti”.
La conseguenza principale di questa mentalità è facile da intuire: non serve studiare, soprattutto nell’insieme. A questo va aggiunto che, complice l’organico di “grande banda” che le caratterizza i complessi ministeriali, si è sviluppato un repertorio che gli altri “non possono fare”.
Per un certo periodo le bande ministeriali sono state conseguentemente viste come modello ideale, irrealizzabile da altri per motivi di costi; questo ha però ingessato il rapporto tra bande civili e bande militari creando un solco di incomunicabilità tra le stesse.
Ad incrementare questo divario il fatto che molti componenti delle bande militari sono stati chiamati – sulla base di questo solo requisito – a dirigere le bande di paese; cosa hanno fatto?
Hanno portato nel paese la loro limitata esperienza, proponendo brani non adatti per difficoltà ed organico al complesso che dirigevano.
Negli anni ’90 le cose hanno cominciato a cambiare: sono nati complessi (le Bande di Samassi, Quarna, Gazzaniga, Valle D’Aosta, Euterpe di Canicattini Bagni) che, partecipando ai concorsi (e spesso vincendoli), hanno raggiunto livelli spesso assoluti, assimilandosi all’Europa.
I complessi professionali (ministeriali, ma a loro modo anche le bande da giro) sono rimasti invece fuori dal mondo, esprimendo la sempre più decadente copia di se stessi; quanto avvenuto è paragonabile ad un atleta che (solo perché pagato per farlo, rafforzato da una divisa e magari appoggiato da menzogneri ed ancor più disinformati uffici stampa) si crede più bravo degli altri senza mai informarsi dei nuovi primati raggiunti dagli altri atleti nel mondo vivo.
Se però il risultato nel caso dell’atleta è inequivocabile, nel caso della banda non è del tutto così e, anche di fronte all’evidenza dei fatti c’è sempre una scusa pronta: “ma quelle sono orchestre, non bande!” (del resto ancora molti – più di quanti non si creda – sostengono che la banda, per essere tale, deve “suonare male”).
Cercando di rispondere alla domanda (mi scuso per la lunga ma credo necessaria premessa) oggi i tempi sono maturi perché il dovere si compia, ovvero le bande ministeriali si pongano a punto di riferimento per le bande civili.
Come può avvenire ciò? Semplice, esse dovrebbero proporre (almeno in parte) un repertorio utilizzabile anche dalle bande civili; conseguentemente dovremo avere modelli (se non livelli) esecutivi comuni e brani per organici realizzabili anche fuori del mondo ministeriale.
Se questo sia già avvenuto almeno in qualche complesso o debba ancora avvenire i lettori lo stabiliranno sulla base delle loro conoscenze in materia.
3. A livello qualitativo e organizzativo le Bande militari in Italia in che posizione si pongono rispetto a quelle degli altri paesi europei e d’oltre oceano?
Non conosco a pieno la realtà estera, ma posso fare alcuni raffronti (in rapporto ai complessi professionali) su problemi che sono importantissimi ma ai quali nessuno guarda:
| in ITALIA | in AMERICA (OLANDA) |
| la programmazione non esiste: se una banda sta provando per un concerto importante (personalmente giudico più importante suonare a Riva del Garda che non alla Scala) può succedere che all’ultimo momento il ministero mandi la banda a fare altre cose comunicate all’improvviso (suonare inni per qualche autorità, portare il passo per soldati che marciano) che fanno saltare le prove previste e la preparazione psicologica alle stesse | La programmazione è rispettata (tranne casi rarissimi ed eccezionali) |
| idem se sta registrando un cd | La programmazione è rispettata |
| se un esecutore si ammala o si assenta (per paternità, convalescenza, studio,ecc.) non può essere sostituito | se un esecutore si ammala si fanno contratti a scadenza per i posti da coprire |
| Se un elemento se ne va passano almeno 2/3 anni prima che possa essere rimpiazzato (sovente l’attesa è di anni più lunga) | Il 3 febbraio se ne va la terza tromba? Il primo gennaio c’è l’audizione ed il 4 assume servizio! Sui manifesti pubblicitari è già spiegato il loro trattamento di lavoro e quali sono i compiti e doveri degli orchestrali. |
| Se un elemento non studia più o suona male resta a vita in Banda | Non conosco la situazione, ma riferendomi ai precedenti punti la situazione non mi sembra possa essere così comodo non studiare |
| I vincitori di concorso hanno una preparazione elevata individualmente ma di mentalità solistica/orchestrale; la Banda per loro (anche se adesso costituisce l’ultima possibilità di occupazione per uno strumentista a fiato) sarà sempre nella loro mentalità “un ripiego, un qualcosa di meno” | Già dalle scuole suonano seriamente in banda dove eseguono il repertorio specifico più importante; in Olanda molti “lasciano le principali orchestre (dove sono titolari) per andare a suonare per alcuni anni nella banda della Regina. |
| Una banda la sera suona alla Scala e la mattina dopo sta nel fango di un campo sportivo sotto la pioggia, rischiando di rovinare gli strumenti | La Banda che fa i concerti (salvo casi rarissimi) non fa le cerimonie |
| Le nostre bande non prevedono in organico Fagotti, Contrabbasso a corda, Arpa, Pianoforte (però hanno il flicorno contralto e le trombe basse!) ed i percussionisti sono insufficienti | Questi strumenti sono ufficialmente in organico |
| Un editore può registrare un cd e porlo in vendita con estrema difficoltà; è poi del tutto impensabile che il cd possa essere messo in vendita al termine di un concerto | È cosa normalissima che ciò avvenga |